favazza termitana

Favazza termitana

Favazza termitana

La ricetta della favazza termitana non poteva certo mancare perché ad essa sono particolarmente legata. Abito in una città ricca di tradizioni popolari che ancora oggi sono ben presenti nell’animo di ogni mio concittadino. “A nuttata ra Maronna”, che precede la festa dell’Immacolata Concezione dell’8 Dicembre rappresentava, e ancora rappresenta, la sintesi perfetta delle tradizioni religiose, gastronomiche e sociali. Si trascorreva tutta la notte a giocare a carte, a tombola e a mangiare quella che mai sarebbe potuta mancare, appunto la favazza.

Si tratta di una pizza di pasta lievitata  e condita con una gran quantità di pomodoro, cipolla, caciocavallo, acciughe salate, origano e olio extravergine.

Gli uomini di casa andavano prima dalla signora Pierina a ritirare le teglie, quelle nere da forno. Mia madre e “a nonna Iannì” avevano già provveduto ad impastare per tempo alcuni quintali di farina, fatta lievitare alla perfezione e  disposta nelle suddette teglie. Il condimento della favazza avveniva in maniera parziale; si mettevano solo il caciocavallo a pezzettini, il pomodoro, la cipolla e le acciughe. A quel punto le teglie venivano riportate al forno. Dopo circa 15/20 minuti mia nonna partiva con gli altri ingredienti. L’uscita della teglia dal forno a legna era il momento topico perché immediatamente la soffice  e morbida pasta veniva irrorata di olio, caciocavallo grattugiato, origano e immediatamente ricoperta con un plaid per evitare di far disperdere calore e profumi. A quel punto tutti in fila indiana con le teglie sulla testa e la festa poteva avere inizio.

Se anche tu ami impasti e lievitati guarda anche la Scaccia modicana, la Rianata trapanese e la Fuata nissena.

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